L'idea di un robot che aiuta gli umani nelle loro mansioni affonda le sue radici in tempi antichissimi, nel golem della mitologia ebraica, negli automi che aiutavano il dio Efesto nella mitologia greca.
In molti casi, il mito è condito dalla minaccia che i robot rappresentano, che diventa un tema predominante durante il XX secolo.
Nel dramma fantascientifico in cui è utilizzato per la prima volta il termine robot, "RUR" ("Rossumovi univerzalni roboti", o "I robot universali di Rossum", dello scrittore ceco Karel Capek, 1920), robot umanoidi e di materia organica si ribellano agli umani e li sterminano.

Oggi siamo sicuramente più vicini a quest'ultima rappresentazione.
E, oltre a creare robot che funzionino come strumenti di fatica, da utilizzare come macchine capaci di manipolare il mondo fisico, molti sforzi della ricerca in robotica sono dedicati alle loro competenze sociali, così da creare prodotti in grado di relazionarsi con noi.
L'Ascesa della Robotica Sociale
Al di là dell'immaginario sempre meno fanta- e sempre più scientifico di Asimov, gli studi sui robot sociali non si concentrano solo nella creazione di uno strumento che ci sollevi dalle quotidiane mansioni domestiche o che, come già avviene ad esempio in India e in Giappone, prenda il posto dei camerieri o dei commessi (con tutto il dibattito sulla perdita dei posti di lavoro che ne consegue).
La ricerca si è piuttosto concentrata su modelli e prototipi con applicazioni per l'assistenza agli anziani, l'apprendimento nell'infanzia e il trattamento dei disturbi dello spettro dell'autismo.
Le emozioni dei robot - Codice - La vita è digitale 08/07/2022
Robotica Sociale e Disturbi dello Spettro Autistico
Sembra paradossale che situazioni complesse tanto dal punto di vista medico quanto da quello emotivo possano essere alleviate da una fredda intelligenza artificiale in corpo umanoide.
Diversi gruppi di ricerca hanno però dimostrato che molti individui affetti da disturbo dello spettro autistico, caratterizzati dalla difficoltà di comprendere i segnali sociali e gli stati emotivi altrui, interagiscono bene con i robot.

Questo "buon rapporto" tra chi soffre di disturbi dello spettro autistico e i robot può essere sfruttato per fornire un supporto personalizzato e al bisogno che si sta dimostrando in grado di migliorare le competenze cognitive e sociali degli individui malati, ovviamente sempre seguiti anche dai terapisti.
In particolare, i robot sociali sono stati impiegati per alcuni difetti specifici dell'autismo.
Tra questi, ad esempio, il contatto visivo, il riconoscimento delle emozioni (sia attraverso la gamma limitata di emozioni che un robot può mostrare, sia attraverso giochi sviluppati a questo scopo) e la joint attention (o attenzione congiunta), ossia la capacità di coordinare l'attenzione su un evento o un oggetto seguendo i gesti (un dito puntato, lo sguardo, la postura) di un'altra persona.
Inoltre, i robot sono usati anche per stimolare l'imitazione, che nella terapia dei disordini dello spettro autistico incentiva una maggior consapevolezza corporale e il senso di sé e facilita la presa d'iniziativa per iniziare un'interazione.
In questo senso, i robot possono sollecitare l'imitazione o farla sviluppare in modo più spontaneo attraverso un gioco.
Il Ruolo dei Robot nell'Apprendimento Infantile
Tra le applicazioni dei robot sociali indagate dai ricercatori vi è anche l'apprendimento.
Forse non ha il fascino di un classico circolo di letteratura tra amici ma è comunque un'indicazione di come i robot possano trovare spazio nell'apprendimento nell'infanzia.

Anche la scelta dell'attività specifica della letteratura ha un suo valore: come ricordava un articolo di The Conversation, la percentuale di giovani che legge abitualmente è crollata in modo drastico rispetto agli anni Ottanta.
La Complessità della Robotica Sociale: Un Approccio Multidisciplinare
Sebbene vi siano molti robot già disponibili sul mercato o in fase di lancio, anche con prezzi relativamente contenuti per renderne l'acquisto più accessibile, la ricerca di robotica sociale deve confrontarsi con una difficoltà aggiunta rispetto ad altri campi: la nostra incredibile complessità di esseri umani.
Un robot che lavora con noi (o per noi) in casa, in un ospedale o una scuola non è un braccio meccanico in una fabbrica.
Proprio a causa di questa complessità, la ricerca sulla robotica sociale non è limitata al campo dell'ingegneria; è, invece, caratterizzata dalla multidisciplinarietà.
Intelligenza artificiale (soprattutto machine learning) e ingegneria si devono unire alle competenze di medicina, psicologia, neuroscienze e anche alle scienze tradizionalmente meno "dure", come quelle cognitive e sociali o la linguistica.
A queste si devono aggiungere tutti i campi del sapere che permettano di affrontare le questioni etiche e legali.

| Categoria | Discipline |
|---|---|
| Tecnologia | Intelligenza Artificiale (Machine Learning), Ingegneria |
| Scienze Umane e Mediche | Medicina, Psicologia, Neuroscienze, Scienze Cognitive, Scienze Sociali, Linguistica |
| Regolamentazione | Etica, Diritto |
Amico: Il Robot Umanoide "Made in Comau" per la Cooperazione Produttiva
Basato sulla tecnologia del Racer3, Amico è il simbolo di un nuovo paradigma della robotica "Made in Comau" e rappresenta il nostro concept di robot umanoide.
Questa idea tecnica e di comunicazione mette in evidenza l'abilità del robot di lavorare in spazi ristretti con la massima precisione, grazie alla sua avanzata flessibilità e a un mix sapiente di tecnologia e design.

Con una combinazione di colori nero e grigio metallizzato, caratteristici della nostra nuova filosofia di design, Amico diventa un oggetto di pura tecnologia, stile e design, sottolineando l'attenzione di Comau verso una robotica sempre più precisa ed efficace.
Amico accenna anche a un orizzonte nuovo in cui la cooperazione fra macchine, e sempre di più fra uomo e macchine, non è più solo un'ipotesi ma una reale opportunità produttiva in totale sicurezza.
Il Meccanismo di Presa Avanzato di Amico
Ulteriore tratto distintivo della cella è il meccanismo di presa.
Sulle braccia dell'umanoide sono montate due pinze.
Esse presentano tre dita e sono capaci di afferrare un'ampia gamma di oggetti - punto fondamentale per le applicazioni industriali.
La pinza è anche in grado di riconoscere la superficie di presa e di gestire la pressione attraverso uno specifico sensore.

