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Santa Maria della Pace: Un Patrimonio di Storia, Arte e Fede

In un angolo seminascosto, dietro la frequentatissima piazza Navona, si cela uno dei gioielli rinascimentali e barocchi di Roma, la Chiesa di Santa Maria della Pace. La Chiesa di Santa Maria della Pace è situata nella piazza omonima che si trova nel rione Ponte, vicino a Piazza Navona a Roma. A pochi passi da Piazza Navona, la chiesa si trova dove originariamente sorgeva Sant’Andrea de Acquarenariis, che prendeva il nome dai venditori di acqua presenti in zona.

Le Origini e il Miracolo

L’edificio è però ben più antico: sorgeva infatti sul luogo della medievale chiesa di Sant’Andrea degli Acquarenari - coloro cioè che “depuravano” l’acqua del Tevere dalla renella (sabbia) - riconsacrata alla fine del Quattrocento a Maria della Virtù, per volere di papa Sisto IV della Rovere; secondo la tradizione infatti, fu qui posta un’immagine miracolosa della Vergine, ancora oggi conservata al suo interno. La sua inaugurazione è datata 1482 quando papa Sisto IV la fece costruì là dove sorgeva una cappella intitolata a Sant’Andrea e per ricordare un evento miracoloso secondo il quale un’immagine della Madonna avrebbe sanguinato in quel luogo. Prese successivamente il nome di Santa Maria della Virtù per volere di Papa Sisto IV dopo che, secondo la leggenda, l’immagine della Vergine iniziò a sanguinare, per poi adottare il nome definitivo di Santa Maria della Pace in onore della fine della guerra tra Stato Pontificio, Venezia e Regno di Napoli. Secondo la leggenda, nel 1480 l’immagine della Vergine che si trovava sotto al portico si mise a sanguinare, dopo essere stata colpita da un sasso lanciato da un soldato ubriaco.

Architettura e Trasformazioni

Il progetto per una nuova chiesa fu affidato all'architetto Baccio Pontelli. Nel corso del ‘600 sono stati poi fatte delle modifiche, ampliando il volume dell’edificio con la facciata barocca che voleva ricordare un palco teatrale, a due ordini e preceduta da un pronao semi circolare sostenuto da colonne tuscaniche. Nel 1656-1657 avvenne la radicale trasformazione dell’edificio religioso per decisione di Papa Alessandro VII che la fece restaurare da Pietro da Cortona, il quale aggiunse la famosa facciata barocca convessa, a due ordini, con un pronao semicircolare sostenuto da colonne binate, che la rese una delle realizzazioni simbolo del barocco romano.

Facciata barocca di Santa Maria della Pace a Roma

L'Interno e le Cappelle Artistiche

Anticipato dall’antico portale quattrocentesco, l’interno a navata unica è famoso per le sue cappelle laterali. L’interno è costituito da una breve navata con una crociera ottagonale e da una tribuna sormontata da una cupola. L’altare invece è disegnato da Carlo Maderno e incornicia il dipinto della Madonna col bambino. Infine, al 1614, si deve la progettazione dell’altare per opera di Carlo Maderno. A entrambi i lati troviamo due cappelle. Entrando nella chiesa vera e propria invece, subito sulla destra, si apre la piccola Cappella Chigi, voluta nel 1515 dal ricco banchiere senese Agostino e decorata da Raffaello, suo giovane amico. Tra le cappelle, spicca la Cappella Chigi, commissionata da Agostino Chigi, il banchiere del papa. L’architettura è attribuita a Raffaello, che eseguì anche l’affresco sull’arcone con Sibille e angeli (1514). Trovano posto Sibille, putti e Angeli reggitarga di Raffaello (1514).

Il grande affresco delle Sibille realizzato dall’Urbinate è uno splendido esempio di bellezza formale e messaggio cristiano. Anche in questa opera è possibile riconoscere tutta la straordinaria abilità esecutiva di Raffaello: la perfetta armonia delle forme, la costruzione simmetrica dello spazio pittorico, la delicata e morbida fisionomia dei corpi e dei volti e la felice stesura del colore. Ammirando questo piccolo grande capolavoro, il pensiero vola inevitabilmente all’altra grande genialità del Rinascimento, Michelangelo, e alle sue Sibille nella volta della Cappella Sistina.

Altrettanto celebre è anche la cappella Cesi, progettata da Antonio da Sangallo il Giovane, che presenta una decorazione rinascimentale sull’arcata esterna, ma soprattutto custodisce due affreschi, la Creazione di Eva ed il Peccato originale, di un artista eccelso come Rosso Fiorentino. Da menzionare anche la cappella Ponzetti, con notevoli affreschi rinascimentali di Baldassarre Peruzzi, più noto come architetto che come pittore, mentre la Cappella degli Olgiati è impreziosita da opere di Orazio Gentileschi.

Il Chiostro del Bramante

Un altro elemento di spicco della chiesa è il chiostro del Bramante, una delle opere più importanti del Rinascimento cinquecentesco. Il chiostro del convento fu la prima opera pubblica romana realizzata da Donato Bramante, dopo il suo trasferimento da Milano: artista già maturo, riunì in questa architettura i dettami stilistici e proporzionali della classicità alle innovazioni prospettiche del suo tempo. Il Bramante realizzò il chiostro e il convento annessi nei primi anni del 1500. La pianta quadrata è ottenuta attraverso la ripetizione di un modulo pari alla larghezza del portico.

Il chiostro, commissionato dal cardinale Oliviero Carafa (come attestano l’iscrizione dedicatoria che corre lungo tutto il suo perimetro e lo stemma gentilizio), fungeva come ovvio da perno centrale dell’intero complesso conventuale: lungo tutti i lati porticati si aprivano al piano terreno gli ambienti per la vita comunitaria, mentre al primo piano le singole unità abitative dei monaci. Oggi la struttura è stata riconvertita in spazio museale e culturale. La visita guidata alla chiesa di Santa Maria della Pace sarà un’occasione per poter ammirare un vero e proprio gioiello di Roma.

Il Chiostro del Bramante

Santa Maria della Pace a Milano

La storia della Chiesa di Santa Maria della Pace ha inizio nel quindicesimo secolo, durante il ducato degli Sforza, periodo che vide un grande fiorire dell’architettura cittadina, ed è legata alla storia di Amedeo Mendes da Silva, nobile di origini iberiche fattosi francescano una volta venuto a Milano. Nel terzo quarto del quindicesimo secolo ebbe quindi inizio la costruzione della chiesa e del convento. La paternità della chiesa è dubbia.

Caratteristiche Architettoniche e Destino

L’architettura di Santa Maria della Pace è vicina a quella di altre chiese milanesi come San Bernardino alle Monache (la somiglianza fra le due facciate è tale da portare facilmente a confonderle), Santa Maria Incoronata. Un elemento importante che la contraddistingue è, malgrado le dimensioni, la presenza di un’unica navata. Ciò è in accordo con il desiderio degli ordini predicatori di non avere pilastri e colonne a ostacolare il contatto diretto fra il predicatore e il suo pubblico, contatto che doveva essere il più diretto possibile, specie in un’epoca in cui non esistevano microfoni e impianti di amplificazione.

Interno della navata di Santa Maria della Pace a Milano

Sfortunatamente gran parte delle opere e degli affreschi che in origine adornavano la chiesa sono stati asportati. Alcune opere possono ancora venire ammirate nella Pinacoteca di Brera e nel Museo di Arte Antica del Castello Sforzesco. Troppe però sono andate irrimediabilmente perdute. Una parte ancora affrescata della chiesa (a parte le tipiche decorazioni a sole raggiato sulla volta e le evidenziature dei costoloni) è rappresentata dalla volta del coro, affrescata dai Fiammenghini con scene delle Storie della Vergine, sovrastate dai Profeti e da altre figure del Chignoli.

Di particolare interesse e pressoché sconosciute sono poi le decorazioni della sesta e settima cappella (oggi accoglienti gli uffici di rappresentanza della Luogotenenza per l’Italia Settentrionale dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme e perciò non accessibili). Una menzione particolare la meritano poi i resti di affresco ritrovati in concomitanza con i recenti restauri su quel che rimane della struttura che in origine divideva la zona del coro dal resto della navata. Tale struttura doveva essere simile ad un ponte che collegava i due lati della chiesa e che fungeva anche da palco.

I guai peggiori la chiesa li subì quando fu sconsacrata, soppressa con il convento e i suoi beni furono, l’8 giugno 1805, confiscati da Napoleone.

La Chiesa Prelatizia di Santa Maria della Pace (Opus Dei, Roma)

Santa Maria della Pace, Viale Bruno Buozzi, 75, è la chiesa prelatizia dell'Opus Dei e si trova all'interno della sede romana dell'Opera, nel cuore stesso del quartiere Pinciano. Totalmente inserita nell'edificio essa non è identificabile dall'esterno e quindi viene spesso considerata una cappella, anche se le dimensioni, la distribuzione interna, l'articolazione degli spazi e non ultima l'importanza, la qualificano senz'altro come una chiesa, peraltro aperta al pubblico per il culto.

Un Percorso di Fede Unico

La chiesa non ha accessi dall'esterno e non fruisce di un'illuminazione naturale diretta e deve quindi far ricorso alla luce artificiale, fatto questo che le conferisce senz'altro un carattere atipico. "A dire il vero più che di una chiesa in senso lato si potrebbe parlare di un insieme di luoghi sacri distribuiti su più livelli, quasi a formare un percorso di fede che termina idealmente con la cappella del Santissimo Sacramento."

Al tempio principale, che è distribuito su due livelli e che ha l'accesso al piano primo sotto il livello stradale (a circa cinque metri da dove si trova l'ingresso per intenderci), ne segue uno intermedio con una cappella dedicata alla Dormizione di Maria a cui segue la cripta vera e propria di ispirazione altomedievale e poi, dopo un corridoio con ai lati dei confessionali, la cappella del Santissimo Sacramento che conclude, per così dire, l'insieme. L'impressione generale che si ricava visitando questa successione di ambienti sacri è quella di compiere quasi un percorso metaforico che parte dalla vita terrena rappresentata dalla chiesa principale per arrivare alla vita eterna, simboleggiata dalla cappella del Santissimo Sacramento, passando inevitabilmente attraverso la morte corporale (rappresentata dalla cripta) dalla quale tuttavia resta fuori Maria (che non a caso si troverebbe nella cappella al di sopra della cripta).

Costruzione e Simbolismo

La chiesa fu infatti costruita tra il 1954 ed il 1959 su progetto del giovane architetto Jesús Álvarez Gazapo, allora solo trentenne, e fu inaugurata la notte del 31 dicembre di quello stesso anno. L'ispirazione dichiarata è quella delle basiliche paleocristiane con grande uso di marmi policromi, secondo l'indicazione del fondatore che vedeva nella ricchezza della chiesa un segno di rispetto verso la santità di Dio e che proprio in quanto tale doveva ben distinguersi dagli altri ambienti.

La chiesa è costituita da un'unica navata con la zona presbiterale rialzata dove si trova il grande altare, in cui sono custodite le spoglie di San Josemaría Escrivá de Balaguer. Sopra a questo il baldacchino marmoreo policromo ispirato ad una costruzione denominata "cuatropostes" che si trova nella salita di Avila, ma che rimanda sempre alla tradizione paleocristiana.

E sempre della medesima ispirazione la cattedra in marmo bianco posta nell'abside alle cui spalle si trova il quadro che raffigura Maria Regina della Pace a cui il Santo era molto devoto ed a cui è appunto dedicata la chiesa. Il quadro su lamina di ottone, opera del pittore Manolo Caballero che risale al 1959, è noto per il fatto che fu modificato dall'autore proprio su indicazione del Santo che volle raffigurato il Bambino seduto rispetto all'impostazione originale che lo vedeva in piedi. Il catino absidale è rivestito in mosaici dorati con al centro l'immagine della Madonna circondata dagli Apostoli, mentre sopra il sigillo dell'Opus Dei è al centro di un volo di angeli, allegoria della fondazione dell'opera che avvenne il 2 ottobre 1928, festa appunto degli angeli custodi. Altra particolarità di questo mosaico è la presenza accanto agli apostoli delle sante donne Marta e Maria.

La linea voluta da San Josemaría Escrivá de Balaguer, di una quotidianità consacrata al servizio di Dio ma con letizia e senza costrizioni, è ulteriormente rimarcata con la presenza in una piccola cripta a sé stante sotto l'altare maggiore delle reliquie dei Santi Giocondiano e Felicita, i cui nomi implicitamente richiamano questo concetto.

Ampliamenti e Cripta

Di ben altro tenore è la piccola cappella intermedia dove si trova la statua lignea della Dormizione di Maria opera di Ortega Brù. Una volta a botte ribassata mostra dei tondi dipinti con scene della vita della Vergine. Scendendo ancora, si arriva alla cripta che abbiamo detto richiamare uno spirito medievale con le pareti rivestite di pietra finemente intagliata con scene allegoriche. Prima dell'ingresso due rappresentazioni della Trinità, una più figurativa ed una più astratta. Al centro della stanza la tomba di Mons. Álvaro del Portillo.

Un fatto certo è che tutti gli ambienti sono pervasi da richiami storici e simbolismi religiosi in una concentrazione che ha del sorprendente. Ed, in effetti, non si può non rimanere sorpresi dalla magnificenza degli ambienti una volta varcata la soglia sopra la quale campeggia la data del 28 novembre 1982 (quando cioè l'Opus Dei divenne prelatura personale) a cui segue la scritta "Laus Deo". Fin dal 1959, anno in cui fu inaugurata la chiesa, il fondatore Josemaría Escrivá prescrisse che lì sarebbe stata riportata la data della figura giuridica definitiva.

Particolare del mosaico absidale della chiesa prelatizia

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